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La controversia sulla generazione spontanea


Gli anni 1761-1762 furono decisivi per lo sviluppo della ricerca scientifica di Spallanzani, perché scoprì la vocazione per la biologia che gli avrebbe assicurato, nel breve volgere di alcuni anni, gloria e successi del tutto insperati. Spallanzani fece il suo ingresso ufficiale nella storia della biologia il 3 febbraio 1761, con una famosa lettera ad Antonio Vallisneri junior, datata "Reggio l'ultimo dì di carnevale".
L'aveva scritta per chiedere in prestito al maestro "il Buffon sopra la generazione", cioè il secondo volume dell'Histoire naturelle di Georges-Louis Leclerc de Buffon. Aveva infatti bisogno di "leggere di nuovo, e attentamente ponderare le sue osservazioni microscopiche prima di por la mano all'opera per rifare le suddette osservazioni la prossima entrante primavera". A questo scopo, proseguiva Spallanzani, si era procurato, oltre ovviamente ad un buon microscopio e ad un ampio campionario di ampolle e boccette per preparare le infusioni, anche delle cavie su cui fare le ricerche: cioé, semplicemente, "una buona mano di conigli". La sua intenzione era infatti quello di esercitarsi "in questo filosofico lavoro colla più fina, e scrupolosa esattezza".
La controversia sulla generazione spontanea dei Metazoi era stata chiusa nel 1668, quando Francesco Redi aveva dimostrato con una serie di esperimenti magistrali che anche gli insetti seguivano la legge della riproduzione parentale. Appena sei anni dopo, però, un geniale microscopista olandese, Antoni van Leeuwenhoek, aveva scoperto una nuova, inaspettata dimensione della realtà e della vita: quella dell'infinitamente piccolo. Questo evento epocale riportò in auge le vecchie idee spontaneiste, anche se ormai il loro campo di applicazione poteva riguardare solo i cosiddetti "animalculi" delle infusioni. Così vennero chiamati, per analogia con gli organismi superiori, le forme di vita unicellulari come i Protozoi ed i Batteri.
Intorno alla metà del Settecento, nonostante l'opposizione dei sostenitori delle teorie preformiste, il sistema della generazione spontanea e dell'epigenesi aveva riacquistato pieno diritto di cittadinanza nelle discussioni filosofico-scientifiche. Anzi, esso aveva ricevuto un potente impulso in seguito alle ricerche microscopiche di Needham, e alle nuove idee di Maupertuis e di Buffon.
All'inizio, nei suoi protocolli sperimentali e nella prima versione manoscritta della memoria che intendeva dedicare allo stesso Needham, Spallanzani aveva aderito all'impostazione epigenista e spontaneista del microscopista inglese, con il quale era entrato in contatto epistolare. Poi però, nella versione a stampa del Saggio di osservazioni microscopiche concernenti il sistema della generazione de' Signori di Needham e Buffon, uscito a Modena nel 1765, aveva finito per adottare il sistema opposto, quello ovista e preformista.
Questa sorta di "voltafaccia" giunse del tutto inaspettato a Needham, mentre venne salutato con grande soddisfazione dagli scienziati e filosofi europei schierati sull'altro fronte, come Bonnet, Haller e lo stesso Voltaire.
Spallanzani mise a punto contro Needham una serie nutrita di osservazioni ed esperienze. In primo luogo, era riuscito a dimostrare, esaminando un gran numero di infusioni vegetali e animali, che non esisteva nessun rapporto causale, ma una semplice concomitanza, tra la vegetazione delle sostanze in macerazione e la nascita delle diverse colonie di infusori. Impedita infatti la vegetazione dei semi posti in infusione, gli animaletti continuavano a manifestarsi come prima. L'ipotesi di una generazione tramite uova, sull'esempio di quella degli insetti che si riproducevano nelle acque stagnanti, tornava a essere plausibile.
Bisognava però superare lo scoglio dell'esperimento needhamiano dell'infusione di carne bollita. Ma anche in questo caso, grazie a una serie di esperienze rigorosamente coordinate, Spallanzani riusci a dimostrare che Needham si era ingannato. Rifatta in modo tecnicamente corretto l'esperienza, il risultato era stato infatti completamente opposto. Per Spallanzani era l'esperimento cruciale che confutava in modo definitivo la teoria della generazione spontanea.
Dopo aver sterilizzato l'infusione animale mediante una prolungata bollitura, e non una semplice aggiunzione di acqua caldissima e l'immersione nella cenere, e impedito effettivamente il contatto con l'ambiente esterno con la sigillazione alla fiamma delle ampolle, l'esperienza dimostrava che nessuna delle diciannove ampolle preparate conteneva infusori. L'errore di Needham consisteva nell'essersi fidato di una sigillatura mediante tappi di sughero, i quali non erano suffìcienti a impedire che germi vaganti nell'aria potessero essere penetrati nei recipienti.
Le conclusioni del Saggio di Osservazioni microscopiche non erano però ultimative. Spallanzani si limitava a constatare che le esperienze di Needham non bastavano a distruggere l'ipotesi ovista. La generazione degli infusori poteva essere spiegata altrettanto bene per mezzo di uova o spore deposte da insetti. La teoria ovista era ancora praticabile, anche se non dimostrata. Spallanzani si rendeva infatti conto delle difficoltà: non solo le uova erano invisibili, ma se venivano veramente deposte da insetti, anch'essi invisibili, allora gli infusori dovevano essere larve di una specie sconosciuta che completava il suo sviluppo nell'aria.
Needham sembrò all'inizio convinto della validità dell'esperimento di Spallanzani, tanto che si offrì di tradurre in francese il Saggio, allo scopo di assicurargli una diffusione europea. Ma quando, nel 1769, apparvero a Parigi le Nouvelles recherches sur les découvertes microscopiques et la génération des corps organisés, erano corredate da una fitta serie di note critiche, che ribadivano le teorie precedenti e davano il via ad un nuovo capitolo della secolare controversia sulla generazione spontanea. Needham obiettava in particolare il fatto che, sottoponendo a prolungata e violenta ebollizione le ampolle con le infusioni, Spallanzani aveva "messo alla tortura la natura", modificando la composizione e l'elasticità dell'aria racchiusa nei recipienti, e pregiudicando in questo modo una condizione essenziale per l'azione della forza vegetativa e la nascita della vita.
La parola tornò in questo modo a Spallanzani, che nel 1771 dette inizio ad una nuova campagna di ricerche sugli "animalucci delle infusioni" destinata ad essere pubblicata solo nel 1776, negli Opuscoli di fisica animale e vegetabile. Il naturalista scandianese era riuscito a controllare microscopicamente che gli infusori erano in parte ovipari e in parte vivipari, cioè si riproducevano normalmente senza bisogno di far intervenire nessun tipo di generazione spontanea. Il problema sollevato un secolo prima da Leeuwenhoek poteva considerarsi risolto. L'obiezione di Needham (che aveva un serio fondamento come avrebbe riconosciuto più tardi Pasteur) venne invece respinta da Spallanzani con l'argomento che una variazione dell'elasticità dell'aria non modificava affatto i parametri dell'esperimento.
La "rivoluzione chimica" di Lavoisier era ancora di là da venire, negli anni 60' del Settecento, e la composizione chimica dell'aria restava ancora ignota. Ma, come avrebbero scoperto tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento Nicolas Appert e Louis Gay-Lussac, la presenza di ossigeno era una condizione necessaria per lo sviluppo di processi di fermentazione e di putrefazione. Ed effettivamente la tecnica del riscaldamento delle infusioni sigillate modificava la composizione chimica dell'aria, determinando proprio la scomparsa dell'ossigeno.
Needham aveva quindi visto giusto con la sua obiezione, e Spallanzani aveva compiuto un errore tecnico, anche se poi né l'uno né l'altro erano in grado di rendersi conto della complessità del fenomeno. La storia non aveva dunque emesso, per il momento, un verdetto definitivo, nonostante le pretese dei contendenti. Solo alla fine della controversia, ormai alla metà dell'Ottocento, Pasteur poteva permettersi una visione retrospettiva degli eventi che gli consentiva di inquadrare nei giusti termini anche la questione del conflitto tra Spallanzani e Needham.
Dopo la replica di Spallanzani Needham non rispose e si chiuse in un polemico e rancoroso silenzio, lasciando in pratica partita vinta all'avversario. Ma la questione non era chiusa, tant'è vero che la controversia sarebbe esplosa di nuovo alla metà dell'Ottocento, quando gli stessi argomenti di Needham sarebbero stati rilanciati da Félix-Archimède Pouchet con un trattato intitolato Héterogénie del 1859. Fu solo con l'intervento decisivo di Pasteur, il quale ideò alcuni esperimenti davvero conclusivi, che la controversia sulla generazione spontanea, anche a livello di microrganismi e di batteri, poteva considerarsi davvero chiusa.


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